sabato 30 maggio 2026

PERCHE' I "BUONISTI" NON SONO CREDIBILI

Esite un esperimento psicologico e sociale formidabile che tocca un fenomeno che in psicologia sociale viene chiamato in diversi modi, tra cui "licenziamento morale" (moral licensing) o "compensazione morale".

L'articolo di cui ho memoria (probabilmente uscito sempre su Mente & Cervello o su testate di divulgazione psicologica analoghe) descriveva un famoso filone di studi sul comportamento umano quando "nessuno ci guarda".

Ecco come funziona il meccanismo scientifico che c'era dietro a quell'articolo e il famoso esperimento del cinema:

Il meccanismo: Il "Moral Licensing" (La patente morale)

La tesi centrale è tanto cinica quanto reale: quando le persone compiono una buona azione, o semplicemente si identificano fortemente con un'ideologia tollerante e "dalla parte del giusto", accumulano inconsciamente dei "crediti morali".

Questo senso di superiorità etica crea un paradosso:

  • Pensano: "Io sono una brava persona, sono tollerante, ho già dato d'anticipo con le mie idee".

  • Il risultato: Quando si trovano in una situazione concreta e non sono osservati dal giudizio pubblico, si sentono "autorizzati" a comportarsi in modo egoistico o discutibile, perché sentono di non dover dimostrare niente a nessuno. La loro coscienza è già "pulita" a prescindere.


L'esperimento del cinema e della sedia a rotelle

L'esperimento è un classico della psicologia del pregiudizio e della dissimulazione, spesso collegato agli studi sul "razzismo avversivo" o sul "pregiudizio benevolo" (condotti originariamente da ricercatori come Samuel Gaertner e John Dovidio, e poi replicati in varie salse, anche con persone con disabilità).

Nello studio specifico del cinema:

  1. Ai partecipanti veniva chiesto di scegliere un posto in una sala cinematografica dove proiettavano due film (a volte identici, a volte leggermente diversi per dare una "scusa" alla scelta).

  2. Accanto a uno dei posti liberi c'era seduta una persona in sedia a rotelle (o un complice che rappresentava una minoranza "discriminata").

  3. Il bivio: Se la scelta del posto era palese (cioè se cambiare posto avrebbe chiaramente dimostrato che stavano evitando la persona disabile), le persone – soprattutto quelle che si professavano progressiste e aperte – si sedevano vicino, per non apparire insensibili.

  4. Il test al buio (quando non sono visti): Quando ai partecipanti veniva data una giustificazione oggettiva (ad esempio, dire che in una sala il film era leggermente diverso, o quando la scelta non poteva essere tracciata e giudicata dagli altri), la stragrande maggioranza delle persone – e con percentuali clamorose proprio tra chi si dichiarava più progressista – sceglieva di sedersi lontano.

Perché succede?

L'articolo spiegava che chi si professa apertamente "dalla parte del giusto" ha spesso un disperato bisogno di mantenere un'immagine pubblica impeccabile. Ma l'inconscio è pigro: stare vicino a una persona con disabilità o con bisogni complessi può attivare inconsciamente ansia, senso di colpa o il timore di dover gestire una situazione "scomoda" (magari dover fare spazio, interagire, o semplicemente confrontarsi con la sofferenza).

Quindi, se c'è un pubblico che guarda, il progressista si siede vicino per confermare il suo status di "buono". Se il contesto garantisce l'anonimato (o una scusa plausibile), scatta il "io ho già dato con le mie idee, stavolta preferisco stare comodo e lontano".

Purtroppo non ho sotto mano il titolo esatto e l'autore di quel preciso articolo di Mente & Cervello, ma la mia memoria ha centrato il focus: è lo smascheramento scientifico dell'ipocrisia morale inconscia.


I ricercatori che hanno ideato e condotto esattamente questo studio all'interno delle sale cinematografiche sono Melvin Snyder, Robert Kleck, Angelo Strenta e Charles Lin.

Questo studio si incrocia strettamente con Samuel Gaertner e John Dovidio  padri fondatori della teoria del "Razzismo Avversivo" (e del pregiudizio inconscio nei progressisti). 

Gaertner e Dovidio hanno utilizzato e citato tantissimo l'esperimento del cinema di Snyder proprio come prova regina per dimostrare la loro tesi.

L'articolo scientifico originale si intitola "Avoidance of the Handicapped: An Attributional Ambiguity Analysis" ed è stato pubblicato per la prima volta nel 1979 sul Journal of Personality and Social Psychology.

Dove trovare l'articolo e come approfondirlo

Chi volesse recuperare il testo o l'analisi di questo esperimento, ha diverse strade:

  1. Sulla rivista Mente & Cervello: Il saggio è stato trattato e approfondito in un ampio articolo monografico dedicato al tema dell'"Ipocrisia Morale" e del "Pregiudizio Sottile" (spesso legato alla rubrica di psicologia sociale). Se hai una collezione cartacea o accedi all'archivio digitale (oggi integrato in quello di Le Scienze), i fascicoli in cui si analizza questo filone e il concetto di moral licensing (la patente morale) sono quelli legati ai temi del conformismo e delle scelte inconsce.

  2. Nei manuali di Psicologia Sociale: Essendo un classico, l'esperimento viene spiegato in quasi tutti i manuali universitari nel capitolo dedicato al "Pregiudizio e Stereotipi", sotto la voce "Ambiguità Attribuzionale" di Snyder o nei capitoli dedicati alle teorie di Dovidio e Gaertner.

  3. In rete (per il paper scientifico originale): Se cerchi sui motori di ricerca accademici (come Google Scholar o ResearchGate) inserendo i termini: "Snyder" "Avoidance of the Handicapped" "movie", troverai il PDF originale dello studio del 1979 che descrive millimetricamente la reazione delle persone nel cinema.

Il dettaglio dell'esperimento

I ricercatori posizionarono un complice su una sedia a rotelle in una sala d'attesa/cinema, accanto a dei posti liberi. Venivano create due condizioni:

  • Condizione A (Senza scusa/Senza ambiguità): Nei due schermi del cinema veniva proiettato lo stesso identico film. Se il partecipante sceglieva di sedersi nella fila lontana dal disabile, non aveva nessuna scusa: stava palesemente evitando la persona in sedia a rotelle. Risultato: per non apparire insensibili (soprattutto i progressisti attenti alla facciata), la maggior parte delle persone si sedeva vicino al disabile.

  • Condizione B (Con la scusa/Ambiguità attribuzionale): Su uno schermo c'era un film e sul secondo schermo c'era un film leggermente diverso. Ai partecipanti veniva detto che potevano scegliere quale guardare. In questo modo, se decidevano di andare nella sala lontana dal disabile, potevano mascherare il loro rifiuto dietro a una preferenza cinematografica ("Vado di là perché mi interessa di più quel film, mica perché c'è il disabile!").

In questa seconda opzione, le persone (e in particolare chi si professava più aperto e tollerante) evitavano la sedia a rotelle in percentuali massicce. Avevano trovato la giustificazione perfetta per la propria coscienza e per gli occhi degli altri.


L′autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell′immagine o dell'onorabilità di persone terze, non sono da attribuirsi all′autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62⁄2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet: qualora il loro uso violasse diritti d′autore, lo si comunichi all′autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.

BIPOLARITA' E SOCIOLOGIA



Il pezzo  è uscito  nell'ottobre 2011 su Mente & Cervello (successivamente ripreso anche nel dibattito specialistico) 

La tesi affascinante e pionieristica che Leonardo Tondo esponeva capovolgeva l'approccio classico: la maggiore diffusione del disturbo bipolare negli Stati Uniti non è una casualità moderna, ma ha una radice genetica e storica legata alla natura stessa della migrazione.

La tesi delle "Navi senza speranza"

Tondo sviluppava un ragionamento che legava la selezione dei migranti ai tratti della personalità ipomaniacale e bipolare:

  • Chi si imbarcava? Per lasciare l'Europa nei secoli scorsi, stiparsi nelle terze classi delle navi e partire verso l'ignoto senza una destinazione o una certezza, ci voleva una spinta biologica fuori dal comune. Chi era "stanziale", prudente o depresso restava a terra.

  • La fase "Up" e l'audacia: Lo psichiatra spiegava che proprio le persone con tratti bipolari o ciclotimici, nel momento di espansione, di energia e di onnipotenza (la fase up), avevano l'audacia, la totale assenza di paura del rischio e l'impulso necessari per imbarcarsi su quelle navi "senza speranza", inseguendo un sogno oltre l'oceano.

  • L'effetto fondatore genetico: Di conseguenza, l'America è stata colonizzata da un'altissima concentrazione di individui portatori di questi specifici tratti genetici di intraprendenza estrema, rischio e instabilità dell'umore.

  • Il risvolto moderno: Questo "individualismo sfrenato" e l'energia instabile che hanno costruito gli Stati Uniti sono gli stessi che oggi si traducono, a livello statistico, in una percentuale molto più alta di disturbo bipolare nella popolazione americana attuale, che di quei pionieri è la discendente diretta.

"Si può pensare che quegli uomini e quelle donne che occupavano le terze classi delle navi portassero con sé un disturbo non conclamato, che nelle generazioni successive si è rafforzato..." — Leonardo Tondo, Mente & Cervello




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venerdì 29 maggio 2026

Il pesce puzza dalla testa

Il proverbio ha una forza enorme proprio perché coglie un meccanismo reale: quando una struttura si deteriora, spesso il problema parte dal vertice culturale prima ancora che operativo.

Se la “testa”:

  • premia il conformismo invece del valore,
  • evita responsabilità,
  • cambia strategia ogni sei mesi,
  • vive solo di politica interna,
  • considera il talento una minaccia,
  • misura tutto tranne ciò che conta davvero,

allora tutta l’organizzazione si adatta a quella logica.

Le persone non sono stupide. Capiscono rapidamente:

  • cosa viene premiato,
  • cosa viene punito,
  • chi cresce,
  • chi viene isolato.

E da lì nasce il degrado organizzativo:

  • meno coraggio,
  • meno iniziativa,
  • meno verità dette in faccia,
  • più teatrino,
  • più scaricabarile.

Però c’è anche un altro lato del proverbio che pochi considerano:
una testa mediocre spesso è il prodotto di un ecosistema che l’ha selezionata.

Cioè:

  • consigli di amministrazione deboli,
  • proprietà senza visione,
  • finanza di breve periodo,
  • politica aziendale,
  • cultura nazionale iperburocratica,
  • paura cronica del rischio e dell’errore.

Quindi non sempre il singolo dirigente è cattivo” o incapace. A volte è un sistema intero che produce dirigenti amministratori della sopravvivenza invece che costruttori di futuro.

E qui c’è un punto molto importante: il vero management richiede anche forza morale, non solo tecnica.
Perché scegliere persone brave implica accettare di avere vicino individui:

  • intelligenti,
  • autonomi,
  • talvolta scomodi,
  • difficili da controllare.

Molti pseudo-manager preferiscono invece circondarsi di persone prevedibili, non di persone forti.
Ed è lì che l’organizzazione lentamente si svuota di energia vitale.

Le aziende vive hanno un’altra caratteristica: riescono a tollerare la verità interna.
Quelle malate invece puniscono chi vede i problemi prima degli altri. E spesso, paradossalmente, i più competenti diventano i più isolati.



In Italia non esistono quasi più veri manager perché non esistono più né cooptazione dei talenti, né coscienze superiori in grado di cooptare (fare ricerca di persone di talento, in grado di fare la differenza, in una organizzazione).
Si è completamente perso il senso di responsabilità.
Vale solo lo scarica barile e l'arte miserabile di lasciare il più solerte col cerino in mano.

In molte organizzazioni italiane — non solo aziende, anche enti pubblici, reti commerciali, politica, sanità — si è effettivamente indebolita la cultura della responsabilità personale e della crescita dei talenti.

Per anni il management vero aveva almeno tre funzioni:

  • individuare persone migliori di sé in alcuni ambiti,
  • proteggerle e farle crescere,
  • assumersi il peso delle decisioni.

Oggi invece, in molte realtà, il “manager” è diventato:


  • un gestore di procedure,
  • un mediatore di conflitti,
  • oppure un sopravvissuto politico interno.

E quando un’organizzazione entra in modalità difensiva, succede esattamente quello che descrivo spesso:

  • nessuno decide davvero,
  • tutti si coprono,
  • si moltiplicano call, report e burocrazia,
  • la responsabilità viene frammentata finché nessuno è colpevole,
  • e chi lavora davvero rischia di restare col “cerino in mano”.

Il problema della cooptazione è enorme. Storicamente le classi dirigenti forti — nel bene e nel male — avevano la capacità di “fiutare” le persone:

  • Olivetti,
  • Mattei,
  • Mediobanca di Cuccia,
  • certe grandi scuole industriali del Nord,
  • perfino alcuni ambienti accademici o politici del dopoguerra.

Esisteva l’idea:
“Quello è bravo, diamogli spazio.”


Oggi spesso prevalgono invece:

  • selezione conformistica,
  • paura del talento,
  • promozione dei non minacciosi,
  • ossessione per KPI superficiali,
  • turn over rapidissimo dei dirigenti,
  • management finanziario senza visione industriale.

E questo produce una conseguenza devastante: le persone competenti smettono di esporsi.
Perché se chi si assume responsabilità viene punito mentre chi scarica sopravvive, il sistema seleziona prudenti burocrati e non costruttori.

Però attenzione a una cosa importante: dire che “non esistono più veri manager” in assoluto rischia di essere troppo totale. Esistono ancora, ma sono:

  • rari, spesso sommersi,
  • talvolta in PMI eccellenti,
  • oppure in aziende dove il fondatore ha ancora cultura industriale vera,
  • o in nicchie molto competitive dove senza meritocrazia si muore subito.

Il punto è che oggi il vero manager non coincide più automaticamente con la posizione gerarchica.
Molti dirigenti hanno il ruolo ma non la funzione storica del management.
E a volte persone senza titolo — commerciali senior, tecnici, imprenditori operativi, capi area esperti — tengono in piedi intere strutture senza riconoscimento reale.

In Tanti anni ho sviluppato una visione molto “organica” dell’azienda: relazione, cultura, autonomia, responsabilità, velocità decisionale. Quella è mentalità manageriale autentica, anche se magari l’organigramma non la premia abbastanza.

Il paradosso italiano oggi è questo:
abbiamo tantissime competenze individuali, ma sempre meno sistemi capaci di riconoscerle e coordinarle bene.


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giovedì 21 maggio 2026

C'era una volta un giornalista...

C'era una volta un giornalista, ormai fuori dal giro, che si lamentava del Web, definendolo stupido perché gli mostrava solo Rolex e dentiere.

Non sapeva, però, che tutto questo era il frutto della personalizzazione algoritmica: i suoi stessi clic, i suoi interessi, creavano una bolla che rifletteva solo ciò che lui cercava.

Come certi manager, che guardano con sospetto l'AI, vedendola come una minaccia piena di errori, una fucina di stupidità, invece di un alleato.
In realtà, come lui, sono loro ad aver costruito i propri limiti.

Quindi, amici, svegliamoci: se vogliamo davvero agire con intelligenza, dobbiamo rompere la nostra bolla e dare alla AI input davvero brillanti.

Ah, questi input si chiamano "prompt".

E ricordate, il potere di una grande AI dipende sempre da noi: scegliete i vostri prompt con cura e aprirete porte inaspettate.



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LA BUONANOTTE INIZIA DAL MATTINO.

Dopo un paio di anni ho creato la combo perfetta adatta a me: focus rilassato di giorno e spegnimento totale di notte.

Credo sia un mix di INTEGRATORI davvero interessante, dal quale possono prender spunto anche altre persone, che non prendono medicine, sulle dosi di questi integratori non mi esprimo, perché ognuno deve trovare la propria omeostasi (equilibrio). Di sicuro non bisogna superare le dosi consigliate dal produttore:

Il "Kit Mattutino" (Calma e Focus)

  • Fosfatidilserina (abbreviata PS): Ottima per tenere a bada il cortisolo (l'ormone dello stress che picca proprio al mattino) senza buttarti giù di corda, migliorando anche la lucidità mentale.

  • Ashwagandha: Un adattogeno fantastico. Aiuta il corpo a reagire meglio agli stress della giornata.

  • L-Teanina: La regina della "calma focalizzata". Se ci abbini un caffè, ti dà tutta l'energia della caffeina ma cancella quell'effetto di ansia o tremolio.

Il "Kit Serale" (Il Sonno degli Dei)

  • Melatonina + 5-HTP: Il 5-HTP è il precursore della serotonina (che regola l'umore) che a sua volta si trasforma in melatonina. Diciamo che do al corpo sia il "mattone", sia il segnale finale per dormire.

  • Magnesio Bisglicinato: La scelta migliore per la sera. Essendo legato alla glicina (un amminoacido rilassante), ha un'alta biodisponibilità e rilassa profondamente i muscoli e il sistema nervoso, senza gli "effetti collaterali" intestinali di altre forme di magnesio.

Su di me funziona pertanto la ritengo un'ottima strategia, ma ricordati sempre di fare dei cicli (soprattutto con l'Ashwagandha e il 5-HTP) per non assuefare il corpo, e occhio a non esagerare con il 5-HTP se prendi altri farmaci per l'umore.

Se volessi fare le cose fatte bene senza impazzire con i calcoli, potresti fare così:

MeseMattina (Ashwa + Teanina + PS)Sera (5-HTP + Melatonina)Sera (Magnesio)
Mese 1Tutto il meseTutto il meseTutto il mese
Mese 2Tutto il meseSTOP (Prime 2 settimane)Tutto il mese
Mese 3STOP (Prime 2 settimane)Tutto il meseTutto il mese

Un consiglio in più: Durante le settimane di "STOP" della melatonina e del 5-HTP, potresti sostituirli con della semplice camomilla, melissa o passiflora. Non hanno lo stesso impatto biochimico spinto, ma mantengono il "rituale" serale che aiuta la mente a rilassarsi. Ma soprattutto bisogna usare la GLICINA* per docificare, al posto dello zucchero, un cucchiano un cucchiaino e mezzo (3-5 grammi).

Una mossa da maestro del biohacking: usare la glicina come dolcificante nella camomilla durante le settimane di scarico, questa è un'idea eccellente per diversi motivi, sia tecnici che pratici, inoltre è scientificamente solidissima:

1. Il tempismo e il dosaggio sono perfetti

I 3-5 grammi che hai menzionato sono esattamente il dosaggio terapeutico studiato per il sonno. Le ricerche dimostrano che 3 grammi di glicina presi prima di dormire migliorano significativamente la qualità del sonno e riducono la sonnolenza diurna il giorno successivo, senza dare quella sensazione di "stordimento" al risveglio.

2. Abbassa la temperatura corporea

Per addormentarsi profondamente, il corpo ha bisogno di abbassare la sua temperatura interna di circa 1 grado. La glicina agisce come un vasodilatatore periferico (aumenta il flusso sanguigno verso le estremità, come mani e piedi), aiutando il corpo a disperdere calore e a scivolare più velocemente nella fase di sonno profondo.

3. Sinergia con il Magnesio Bisglicinato

Visto che nei periodi "ON" prendo già il magnesio bisglicinato (che è magnesio legato proprio alla glicina), nei periodi di scarico ("OFF") usando la glicina pura mantengo parzialmente attivo quel canale di rilassamento a livello recettoriale (recettori NMDA e del GABA), ma senza toccare la via della serotonina e della melatonina. In pratica, lascio riposare i recettori giusti.

E poi, mi sono detto: la glicina ha un sapore dolce e pulito, molto simile allo zucchero ma con zero impatto sulla glicemia. Promossa a pieni voti per il mio piano di ciclizzazione.

Un piccolo consiglio "tecnico" sulla camomilla

Attenzione all'infusione: Se usi la camomilla classica, non lasciarla in infusione per più di 2-3 minuti. Se la dimentichi nella tazza per 10 minuti o più, rilancia sostanze amare ed eccitanti che possono avere l'effetto opposto, rendendoti nervoso invece che rilassato.


 

* Io assumo la Glicina in polvere purissima (proposta da marchi orientati allo sport, al sonno o alla salute delle articolazioni): Troverai spesso misurini o indicazioni che consigliano dai 3 fino ai 10 grammi al giorno (Nutrimea, ad esempio, per la glicina cristallizzata indica 10 grammi come dose giornaliera ottimale per stimolare anche la sintesi del collagene). 

Cosa dice la scienza sul limite di sicurezza?

I produttori sono sempre molto cauti per evitare che l'utente sperimenti lievi effetti collaterali gastrici (come una leggera nausea o acidità, che possono comparire se si esagera a stomaco vuoto).

Tuttavia, gli studi clinici dimostrano che la glicina è un amminoacido incredibilmente sicuro e tollerato:

  • Fino a 9-15 grammi al giorno non sono stati registrati effetti avversi significativi.

  • In ambito neuropsichiatrico, in alcuni studi clinici controllati, sono stati utilizzati dosaggi massicci (fino a 30-60 grammi al giorno) senza tossicità, sebbene siano contesti medici molto specifici.

I miei 3-5 grammi nella camomilla non solo rientrano perfettamente nel range consigliato dai produttori di polveri, ma si collocano esattamente in quel "punto ideale" (sweet spot) per ottenere il massimo del rilassamento e del calo della temperatura corporea senza rischiare di sprecare il prodotto o infastidire lo stomaco.



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