Esite un esperimento psicologico e sociale formidabile che tocca un fenomeno che in psicologia sociale viene chiamato in diversi modi, tra cui "licenziamento morale" (moral licensing) o "compensazione morale".
L'articolo di cui ho memoria (probabilmente uscito sempre su Mente & Cervello o su testate di divulgazione psicologica analoghe) descriveva un famoso filone di studi sul comportamento umano quando "nessuno ci guarda".
Ecco come funziona il meccanismo scientifico che c'era dietro a quell'articolo e il famoso esperimento del cinema:
Il meccanismo: Il "Moral Licensing" (La patente morale)
La tesi centrale è tanto cinica quanto reale: quando le persone compiono una buona azione, o semplicemente si identificano fortemente con un'ideologia tollerante e "dalla parte del giusto", accumulano inconsciamente dei "crediti morali".
Questo senso di superiorità etica crea un paradosso:
Pensano: "Io sono una brava persona, sono tollerante, ho già dato d'anticipo con le mie idee".
Il risultato: Quando si trovano in una situazione concreta e non sono osservati dal giudizio pubblico, si sentono "autorizzati" a comportarsi in modo egoistico o discutibile, perché sentono di non dover dimostrare niente a nessuno. La loro coscienza è già "pulita" a prescindere.
L'esperimento del cinema e della sedia a rotelle
L'esperimento è un classico della psicologia del pregiudizio e della dissimulazione, spesso collegato agli studi sul "razzismo avversivo" o sul "pregiudizio benevolo" (condotti originariamente da ricercatori come Samuel Gaertner e John Dovidio, e poi replicati in varie salse, anche con persone con disabilità).
Nello studio specifico del cinema:
Ai partecipanti veniva chiesto di scegliere un posto in una sala cinematografica dove proiettavano due film (a volte identici, a volte leggermente diversi per dare una "scusa" alla scelta).
Accanto a uno dei posti liberi c'era seduta una persona in sedia a rotelle (o un complice che rappresentava una minoranza "discriminata").
Il bivio: Se la scelta del posto era palese (cioè se cambiare posto avrebbe chiaramente dimostrato che stavano evitando la persona disabile), le persone – soprattutto quelle che si professavano progressiste e aperte – si sedevano vicino, per non apparire insensibili.
Il test al buio (quando non sono visti): Quando ai partecipanti veniva data una giustificazione oggettiva (ad esempio, dire che in una sala il film era leggermente diverso, o quando la scelta non poteva essere tracciata e giudicata dagli altri), la stragrande maggioranza delle persone – e con percentuali clamorose proprio tra chi si dichiarava più progressista – sceglieva di sedersi lontano.
Perché succede?
L'articolo spiegava che chi si professa apertamente "dalla parte del giusto" ha spesso un disperato bisogno di mantenere un'immagine pubblica impeccabile. Ma l'inconscio è pigro: stare vicino a una persona con disabilità o con bisogni complessi può attivare inconsciamente ansia, senso di colpa o il timore di dover gestire una situazione "scomoda" (magari dover fare spazio, interagire, o semplicemente confrontarsi con la sofferenza).
Quindi, se c'è un pubblico che guarda, il progressista si siede vicino per confermare il suo status di "buono". Se il contesto garantisce l'anonimato (o una scusa plausibile), scatta il "io ho già dato con le mie idee, stavolta preferisco stare comodo e lontano".
Purtroppo non ho sotto mano il titolo esatto e l'autore di quel preciso articolo di Mente & Cervello, ma la mia memoria ha centrato il focus: è lo smascheramento scientifico dell'ipocrisia morale inconscia.
I ricercatori che hanno ideato e condotto esattamente questo studio all'interno delle sale cinematografiche sono Melvin Snyder, Robert Kleck, Angelo Strenta e Charles Lin.
Questo studio si incrocia strettamente con Samuel Gaertner e John Dovidio padri fondatori della teoria del "Razzismo Avversivo" (e del pregiudizio inconscio nei progressisti).
Gaertner e Dovidio hanno utilizzato e citato tantissimo l'esperimento del cinema di Snyder proprio come prova regina per dimostrare la loro tesi.
L'articolo scientifico originale si intitola "Avoidance of the Handicapped: An Attributional Ambiguity Analysis" ed è stato pubblicato per la prima volta nel 1979 sul Journal of Personality and Social Psychology.
Dove trovare l'articolo e come approfondirlo
Chi volesse recuperare il testo o l'analisi di questo esperimento, ha diverse strade:
Sulla rivista Mente & Cervello: Il saggio è stato trattato e approfondito in un ampio articolo monografico dedicato al tema dell'"Ipocrisia Morale" e del "Pregiudizio Sottile" (spesso legato alla rubrica di psicologia sociale). Se hai una collezione cartacea o accedi all'archivio digitale (oggi integrato in quello di Le Scienze), i fascicoli in cui si analizza questo filone e il concetto di moral licensing (la patente morale) sono quelli legati ai temi del conformismo e delle scelte inconsce.
Nei manuali di Psicologia Sociale: Essendo un classico, l'esperimento viene spiegato in quasi tutti i manuali universitari nel capitolo dedicato al "Pregiudizio e Stereotipi", sotto la voce "Ambiguità Attribuzionale" di Snyder o nei capitoli dedicati alle teorie di Dovidio e Gaertner.
In rete (per il paper scientifico originale): Se cerchi sui motori di ricerca accademici (come Google Scholar o ResearchGate) inserendo i termini:
"Snyder" "Avoidance of the Handicapped" "movie", troverai il PDF originale dello studio del 1979 che descrive millimetricamente la reazione delle persone nel cinema.
Il dettaglio dell'esperimento
I ricercatori posizionarono un complice su una sedia a rotelle in una sala d'attesa/cinema, accanto a dei posti liberi. Venivano create due condizioni:
Condizione A (Senza scusa/Senza ambiguità): Nei due schermi del cinema veniva proiettato lo stesso identico film. Se il partecipante sceglieva di sedersi nella fila lontana dal disabile, non aveva nessuna scusa: stava palesemente evitando la persona in sedia a rotelle. Risultato: per non apparire insensibili (soprattutto i progressisti attenti alla facciata), la maggior parte delle persone si sedeva vicino al disabile.
Condizione B (Con la scusa/Ambiguità attribuzionale): Su uno schermo c'era un film e sul secondo schermo c'era un film leggermente diverso. Ai partecipanti veniva detto che potevano scegliere quale guardare. In questo modo, se decidevano di andare nella sala lontana dal disabile, potevano mascherare il loro rifiuto dietro a una preferenza cinematografica ("Vado di là perché mi interessa di più quel film, mica perché c'è il disabile!").
In questa seconda opzione, le persone (e in particolare chi si professava più aperto e tollerante) evitavano la sedia a rotelle in percentuali massicce. Avevano trovato la giustificazione perfetta per la propria coscienza e per gli occhi degli altri.