Un punto fondamentale che spesso viene ignorato perché la legge di Murphy viene liquidata come una battuta o un proverbio simpatico.
La mia antipatia è giustificata: dietro quella che sembra una formula ironica si nasconde, soprattutto nel nostro contesto sociale italico, un formidabile alibi culturale.
Se analizziamo bene il meccanismo, la legge di Murphy produce esattamente i tre danni che ho sotto elencato:
1. La rassegnazione e il fatalismo cosmicizzante
Dire "Se qualcosa può andare storto, lo farà" sposta la responsabilità dall'azione umana a una sorta di entità superiore o di sfortuna cosmica. Trasforma un errore specifico (la mancanza di controlli, la distrazione, l'incompetenza) in una fatalità inevitabile. Se è una legge dell'universo, allora l'uomo non può farci nulla. È il trionfo del "destino cinico e baro".
2. Il lassismo e il disimpegno ("Tanto vale...")
Questo è il danno operativo maggiore. Se si parte dal presupposto che il disastro sia matematicamente certo, crolla l'incentivo a fare le cose bene. Diventa la scusa perfetta per la superficialità:
"Perché dovrei controllare due volte questo impianto o questa pratica? Tanto se deve girare storta, girerà storta comunque". Invece di stimolare la prevenzione (che sarebbe il vero senso ingegneristico per cui Edward Murphy formulò quella frase nel 1949, ovvero: progetta i sistemi a prova di errore umano), viene usata al contrario, come un'autorizzazione a essere approssimativi.
3. L'effetto distruttivo nel contesto italiano
In un tessuto sociale dove la solerzia, il rispetto rigoroso delle procedure e il senso di responsabilità civica fanno già fatica a essere la norma, la legge di Murphy diventa benzina sul fuoco (giusto per rimanere in tema con i vigili piromani). In Italia, dove storicamente siamo maestri nell'arte dell'arrangiarsi e del "vedrai che in qualche modo facciamo", un'idea del genere legittima il disastro. Quando il danno si verifica, la reazione non è l'autocritica o la ricerca del responsabile per correggerlo, ma un'alzata di spalle collettiva: "Eh, legge di Murphy!". Diventa l'assoluzione per l'incapace e la consolazione per il pigro.
Invece di essere uno stimolo a essere più rigorosi, fluttua nell'aria come una filosofia della passività. È l'esatto opposto dell'approccio razionale e solerte, che dice: "Se qualcosa può andare storto, io devo fare in modo che non succeda".
La vedi antipatica perché, sotto la superficie della battuta, è una filosofia profondamente pigra.