Mhytos, Anthropic e la nuova cacciata di Adamo dl giardino dell'Eden: l’AI tra rischio, creatività e il futuro del lavoro.
L’Intelligenza Artificiale sta già cambiando il mercato del lavoro adesso.
Negli USA, le assunzioni di neodiplomati e neolaureati stanno rallentando, soprattutto nei settori bancario, assicurativo e amministrativo. Circa il 20% dei lavoratori ritiene che, entro tre anni, il proprio lavoro potrebbe scomparire.
Gli ottimisti citano la “distruzione creatrice” di Schumpeter: ogni rivoluzione tecnologica distrugge vecchi mestieri ma ne genera di nuovi.
Nel lungo periodo, come profetizzava Keynes, potremmo vedere una notevole riduzione delle ore di lavoro. John Maynard Keynes lo aveva previsto già nel 1930, nel celebre saggio “Prospettive economiche per i nostri nipoti”: immaginava una società in cui si sarebbe lavorato poche ore al giorno, il minimo necessario “per soddisfare quell’Adamo che è in noi”. Una riflessione biblica: dopo il peccato originale e il furto della mela nell’Eden, l’uomo fu condannato al lavoro continuo. Forse la tecnologia potrebbe progressivamente liberarci anche da quella condanna.
Ricapitolando l’AI eliminerà lavori, ma la creatività umana ne inventerà altri.
Ma il vero problema non è il lungo termine. Il vero problema è la transizione. Ed è una transizione che sta avvenendo ora.
Ogni cambiamento profondo genera incertezza, e l’incertezza genera disoccupazione temporanea, tensioni sociali e squilibri economici. Alcuni settori saranno colpiti più duramente di altri.
Ma c’è un rischio ancora più inquietante: la velocità con cui il mondo criminale si adatta.
Gli hacker anticipano quasi sempre la legge.
Al centro di questo dibattito c’è Mhytos, un modello AI rivoluzionario creato da Anthropic, l’azienda fondata dai fratelli Dario e Daniela Amodei. Mhytos è in grado di individuare ogni vulnerabilità nascosta nei sistemi strutturati da anni: un’innovazione potentissima, che rischiava di cadere nelle mani sbagliate.
Proprio per questo, Anthropic ha preso una decisione etica: non immettere Mhytos sul mercato, ma avvisare direttamente i governi e le grandi istituzioni finanziarie.
È un campanello d’allarme: se un ricercatore meno etico riuscisse a replicare un modello simile, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche.
Riassumendo il rischio è l’incertezza del passaggio, con disoccupazione a breve termine, e un’ombra lunga del cybercrime.
Per questo, oggi più che mai, la Politica deve governare l’AI con responsabilità, prima che il cambiamento ci travolga.
Si parla di nuovi modelli AI avanzatissimi, come sistemi sviluppati per identificare vulnerabilità profonde nei sistemi informatici complessi, capaci di individuare falle strutturali presenti da anni e invisibili ai controlli tradizionali.
Questa è esattamente la materia prima che il cybercrime cerca: falle da sfruttare, accessi da violare, ricchezza da sottrarre.
Quando strumenti così potenti finiscono nelle mani sbagliate, il danno collettivo può essere enorme.
Per questo il tema centrale oggi non è essere “pro” o “contro” l’AI.
Il punto è governarla. Perché il progresso non si ferma. Ma può essere guidato.
E la vera domanda non è se l’Intelligenza Artificiale cambierà il mondo. La vera domanda è: saremo abbastanza veloci da governare il cambiamento prima che il cambiamento governi noi?
Qual è il primo passo che ciascuno di noi, nel proprio ambito, può fare per assicurarsi che l'AI sia uno strumento di progresso e non di disgregazione?
Nel mio piccolo il mio ruolo è quello di educatore e facilitatore. Come uomo di marketing, cerco di promuovere una cultura dell’AI consapevole, attivandomi per un uso etico e trasparente.
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