L'ARTE è una forma di COMUNICAZIONE.
Pertanto,
Semplificando al massimo si può dire che l'Arte attiene alla sfera spirituale delle emozioni trasmesse dall'artista attraverso la sua creatività e la sua cultura. L'Arte pertanto è COMUNICAZIONE DI EMOZIONI.
L'Artigianato risolve dei problemi pratici e confeziona prodotti di consumo, quindi ha un ruolo prevalentemente tecnico-funzionale, dove la manualità, l'esperienza e l'ingegnosità fanno la differenza.
L'Artista crea un contatto emozionale con il pubblico, il fruitore, lo spettatore; il fine non è né pratico, né materiale. Inizialmente la motivazione sembra fine a sé stella, soprattutto all'utente.
L'Artigiano risolve un problema pratico al committente, pertanto all'artigiano interessano: l'utilità, la facilità di utilizzo, la robustezza e la perfezione dell'oggetto che crea.
- Teatro: È una forma d'arte che combina elementi visivi statici (scenografia, costumi), sonori (musica, dialoghi) ed elementi corporei dinamici (il movimento degli attori e la Danza). È un'esperienza multisensoriale che coinvolge sia gli occhi che le orecchie. In alcune pièce sono stati sperimentati anche profumi, odori e la possibilità di toccare gli attori sulla scena.
- Musica: Un musicista crea arte attraverso il suono. La musica può evocare emozioni, raccontare storie e creare atmosfere uniche.
Anche Francesco Raibolini, il migliore pittore rinascimentale di Bologna, prima di dipingere fu un celebrato orafo.
Per non parlare di Raffaello che per un certo periodo, fu chiamato il “vasaio di Urbino” perché aveva iniziato a lavorare come ceramista.
Ipernarcisismo a mio avviso non va certo inteso in senso clinico, ma serve a fare una distinzione, perché l'artista spesso crea per sé, per un suo piacere immediato, perché si sente bene mentre crea e non lo fa direttamente per il pubblico. Il committente invece vuol pavoneggiarsi con piume non sue, per testimoniare la propria potenza economica e, se la scelta delle opere è azzeccata, il proprio gusto artistico. Questo mecenatismo è da sempre apprezzatissimo in quanto la buona educazione e la generosità sono da sempre sinonimo di nobiltà. In più è l'intera umanità che si arricchisce.
IL BISOGNO DI ETERNITÀ E IL SACRIFICIO DELL'ARTISTA: IL SACRUM FACERE
Se l'artigiano risolve un problema contingente e crea un oggetto destinato a consumarsi nel tempo per la sua stessa funzione d'uso, l'artista ingaggia da sempre una lotta silenziosa contro l'oblio. C'è un elemento intrinseco all'Arte che va oltre la semplice comunicazione immediata: il bisogno viscerale di essere ricordati.
Questo bisogno non si affida a una firma calligrafica, ma si esprime interamente attraverso la codificazione di un proprio stile. Lo stile diventa l'impronta digitale dell'anima dell'artista, un linguaggio unico e riconoscibile che sfida il tempo e pretende di sopravvivere a chi lo ha generato. Creare uno stile significa voler lasciare un segno immutabile nel flusso della storia.
Ma questa ricerca dell'eternità non è priva di prezzo. Richiede un atto profondamente filosofico e intimo: il sacrificio.
Dobbiamo spogliare questa parola dalla sua accezione comune di "rinuncia dolorosa" e restituirle il suo nobile significato etimologico latino: sacrum facere, ossia rendere sacro. Quando l'artista crea, compie un vero e proprio rituale di sacralizzazione di sé stesso. È un atto di devozione e, al tempo stesso, un omaggio estremo al proprio Ego, alla propria persona. L'artista prende la propria parte più intima, i propri conflitti, la propria sensibilità e li "consacra" sull'altare dell'opera d'arte.
Questo sacrum facere è una metamorfosi: l'artista offre la sua stessa esistenza quotidiana e transitoria per convertirla in qualcosa di eterno e trascendente. È un tributo altissimo che l'Ego paga a sé stesso: per rendersi immortale attraverso lo stile, l'artista accetta di frammentarsi e di darsi interamente alla sua creazione. In questo modo, l'opera d'arte smette di essere un semplice oggetto e dientra una reliquia sacra di un'identità che ha scelto di non farsi dimenticare.
ARTE COME DESIDERIO DI ESSERE ALTROVE
L’arte come desiderio di essere altrove non è una semplice fuga dalla realtà, né un’evasione infantile. È, al contrario, un atto profondamente consapevole, radicato nel confine sottile che la separa dall'artigianato. Se quest'ultimo risponde a un bisogno pratico, presente e legato al qui e ora della materia, l'arte apre una breccia verso una dimensione diversa. Questo "altrove" non appartiene in modo esclusivo a chi crea o a chi osserva; è un vettore bidirezionale, un punto d'incontro immateriale in cui la necessità dell'uno risponde al bisogno dell'altro.
Questa tensione simultanea si declina attraverso tre chiavi di lettura fondamentali:
L'altrove temporale: La sfida alla finitudine Il primo e più radicale "altrove" non è uno spazio fisico, ma il tempo futuro. L'essere umano avverte il bisogno viscerale di non scomparire.
Per l’artista, l’altrove è una proiezione attiva: creare significa proiettare la propria identità oltre i limiti del tempo biologico. Lo stile diventa così la firma cifrata di questa presenza — una sintesi rigorosa, asciutta, priva di orpelli inutili — che permette all'autore di abitare lo sguardo di sconosciuti che vivranno in un'altra epoca.
Per il fruitore, l’altrove è ricezione: accostandosi all'opera, egli rifiuta il presente contingente per partecipare a quella stessa sfida contro la finitudine, nobilitando il proprio stesso sentire.
L'altrove esistenziale: Il distacco dall'ordinario Sulla scorta del sacrum facere, l'atto creativo richiede che ci si separi dall'ordinario (il "qui") per consacrarsi a una dimensione ideale (l'"altrove"). Questo sacrificio non dissolve l'Ego, ma lo sublima. Il fruitore, a sua volta, non subisce passivamente l'opera ma abita l'altrove dell'artista perché vi ritrova pezzi di se stesso, completando il rito del distacco dalla quotidianità materiale e funzionale.
L'altrove concettuale: La ricerca dell'essenza oltre la superficie Il desiderio di essere altrove si manifesta nel rifiuto della narrazione didascalica o del decorativismo fine a se stesso. Chi cerca l'altrove nell'arte scava nella struttura, nella radice psicologica e sociologica delle forme. L'opera diventa un ponte: parte dalla materia prima — solida, concreta, lavorata con la perizia di chi conosce il valore del fare artigianale — per evocare uno spazio concettuale puro. È il paradosso dell'arte autentica: utilizzare la precisione quasi fisica del gesto per evocare un altrove immateriale.
Il miracolo si compie nella scintilla dell'incontro: l'opera d'arte diventa il luogo geometrico in cui due solitudini si incontrano fuori dal tempo. L'artista crea quel luogo spinto dall'urgenza di lanciare un messaggio nel futuro; il fruitore lo abita spinto dalla necessità di trovare un rifugio concettuale nel presente. Senza il desiderio del primo, quell'altrove non esisterebbe; senza il bisogno del secondo, rimarrebbe una terra desolata e non visitata.
L'artigiano deve ottenere un risultato e non può barare. L'artista sì.
In tutti i campi della vita la cultura è fondamentale, quella più profonda s'insinua nelle menti curiose, perché come diceva Federico Zeri: "Ognuno vede quello che sa", in altre parole direi: si è attratti dal "bello" ma si può amare solo ciò che si conosce.
Esempio più evoluto:
Se non hai studiato il cubismo, fai come Totò, nel film “Totò a colori”, che sputa nell'occhio dell'imitatore di Picasso (che è artista, di bassa lega, ma artista, non artigiano).
Ma le emozioni che sgorgano dal cuore non sempre sono immediate, attraverso i secoli ha assunto un ruolo decisivo la Critica.
Di fronte a questa "anarchia formale" incomincia a profilarsi la figura del critico d'arte non più soltanto come studioso o divulgatore ma anche come "maieuta" inteso come colui che aiuta l'artista a sviluppare le proprie idee potenziali attraverso un determinato percorso tracciato dal critico stesso.
FUTURISMO, L'ARTE ENTRA NEL BUSINESS ATTRAVERSO LA PUBBLICITÀ.
L'avvento della fotografia aveva messo in crisi definitivamente l'arte figurativa, bisognava proporre un ruolo anche allo spettatore e all'interpretazione delle sue emozioni.
Picasso, il cubismo, il dadaismo e il futurismo sono tutte correnti artistiche che interpretano le grandi speranze (futurismo), ma anche il malessere portati dalla rivoluzione industriale (cubismo e la regressione infantile del dadaismo).
Col Futurismo, forse il più importante movimento artistico del '900, anche la moda, il design e perfino la pubblicità diventano forme artistiche.
Si pensi alla bottiglia Campari ideata da Fortunato Depero nel 1932 o ai "Panciotti Futuristi" disegnati dallo stesso Depero ed indossati insieme a Marinetti.
L'arte, prima del Futurismo, era sempre stata a servizio della propaganda (vedi sotto: RUOLO DELLA POLITICA E DEL POTERE RELIGIOSO ED ECONOMICO)*, ma non ancora della pubblicità ed indirettamente del profitto.
In seguito molti artisiti si dedicheranno alla pubblicità da Salvador Dalì - che Nel 1969, realizzò il nuovo logo Chupa Chups - a Federico Fellini che nel 1984 realizzò il suo primo spot, guarda caso, proprio per Campari Spot Campari Fellini 1984, poi seguiranno Barilla Spot Barilla Fellini 1985 e Spot Banca di Roma Fellini 1992
Come si sa il Futurismo e molti intellettuali finirono nella Damnatio memoriae a causa della loro contiguità con il regime dittatoriale che avevano portato l'Italia alla II Guerra Mondiale**, ma la loro grandezza rimane.
RUOLO DELLA FILOSOFIA
Ruolo della filosofia nell'arte. La filosofia aveva anticipato la rivoluzione concettuale attraverso la corrente filosofica dell'irrazionalismo gnoseologico: l'arte e il sentimento sono gli unici strumenti che conducono alla vera conoscenza, più ancora della ragione. Il Romanticismo si spinge oltre, negando un ruolo alla ragione concentrando tutto nei sentimenti e nell'arte come massima espressione della purezza.
Secondo Lucio Fontana, già dai primi del '900, l'Arte si crea con qualunque mezzo in quanto PURA FILOSOFIA. Ha finito una funzione sociale. Il Buoco, il Taglio nella tela è la facoltà dell'artista di creare l'Arte, è la prima dimensione nel vuoto.
E qui si ritorna alla Centralità dell'Artista e all'Arte Concettuale di Marcel Duchamp (1887-1968) coevo di Fontana (1899-1968), all'Arte liberata da schemi, che si crea con qualsiasi mezzo.
Da non trascurare l’interpretazione dell’arte moderna di Nietzsche: l’arte non più rispetto della regola, rappresentata dal bellezza formale del dio Apollo, che rappresenta quindi l'ARTE CLASSICA.
Ma arte come Dissacrazione, lascivia e trasgressione, rappresentata dal dio Dioniso, che rappresenta l'ARTE MODERNA
ARTE E PSICHE
L'opera d'arte è un ponte tra l'artista e lo spettatore il quale completa l'opera attraverso la propria creatività.
Vedi Duchamp, gli impressionisti e il Dadaismo. L'opera non è un monologo unidirezionale, ma un dialogo. Senza la mente sensibile del fruitore, l'opera rimarrebbe un oggetto inerte, una tela muta o un pezzo di marmo freddo.
Il vero artista è creativo che seduce, è un ipernarcisista che mente anzitutto a sé stesso creandosi un autoconvincimento, un mondo interiore metafisico, che trasmette al fruitore.
Quando il cervello dell'artista e quello dello spettatore, particolarmente sensibile, entrano in empatia si crea quasi un orgasmo cinestetico.
L'empatia cerebrale che si traduce in un'esperienza cinestetica descrive perfettamente quel momento in cui "sentiamo" l'opera con tutto il nostro essere.
L'orgasmo cinestetico applicato all'arte è una reazione corporea e viscerale di piacere puro, scatenata dal profondo coinvolgimento fisico ed empatico dello spettatore di fronte a un'opera.
Non si tratta di una reazione erotica nel senso letterale, ma di un culmine estetico ed emotivo che si manifesta attraverso il corpo.
I Meccanismi della Reazione
Empatia corporea: Il cervello simula i movimenti e le tensioni visti nell'opera.
Neuroni specchio: Guardare un quadro o una scultura attiva le stesse aree motorie del corpo dello spettatore.
Sindrome di Stendhal: Il fenomeno rappresenta una forma estrema di questa reazione cardiaca e neurologica.
Risonanza muscolare: Lo spettatore sperimenta una tensione o un rilassamento fisico reale.
Come si Manifesta
Brividi intensi: Scariche di energia lungo la schiena o sulle braccia.
Pelle d'oca: Reazione cutanea immediata davanti a un dettaglio o a un colore.
Variazione cardiaca: Accelerazione improvvisa del battito o senso di temporaneo soffocamento.
Sospensione temporale: Sensazione di fusione totale tra il proprio corpo e lo spazio dell'opera.
Esempi Artistici Propizi
Scultura dinamica: Il Ratto di Proserpina di Bernini, dove il marmo trasmette la pressione fisica delle dita sulla carne.
Espressionismo astratto: Le grandi tele di Jackson Pollock, che costringono l'occhio e il corpo a seguire il ritmo dell'azione pittorica.
Tagli e materia: I concetti spaziali di Lucio Fontana, che evocano uno sfondamento fisico della tela.
*RUOLO DELLA POLITICA E DEL POTERE RELIGIOSO ED ECONOMICO
Spiritualità, Amore, Passione, Estasi, Dolore, Commozione , Allegria.
Poi lo Stupore, la Paura, la Soggezione (si pensi alle statue colossali degli dei oppure ai faraoni e agli imperatori divinizzati).
Le emozioni "politiche" (paura, soggezione e stupore) hanno consentito all'arte di essere utilizzata come strumento di potere, la Cappella Sistina e Versailles sono ancora lì a testimoniarlo. Per non parlare dei faraoni, primo tra tutti Ramses II che utilizzò perfettamente l'arte come propaganda, decine di statue colossali lo raffigurano come perennemente giovane, aitante e onnipresente.
La stessa consuetudine venne ripresa dagli imperatori romani, vere e proprie divinità viventi, che facevano installare imponenti statue che li raffiguravano nei fori delle città dell'Impero Romano.
Abitudine ripresa da Napoleone che, a parte il suo Arco di Trionfo, in ogni municipio delle città assoggettate all'Impero francese fece installare un suo busto in marmo di Carrara, dopo averne commissionate più di mille e cinquecento a sua sorella Elisa Bonaparte Baciocchi, Granduchessa di Toscana.
Si pensi anche agli Stati Uniti che attraverso la CIA, nel dopoguerra promossero l'arte astratta a discapito di quella figurativa. Questo perché dovevano disancorare culturalmente i nuovi popoli europei e asiatici, entrati nella loro sfera d'influenza durante la seconda guerra mondiale, le cui dittature erano fortemente legati all'arte figurativa. Per questo furono finanziate le mostre di Pollock, mentre vennero trascurati artisti come Hopper. L'Espressionismo Astratto doveva essere una base culturale attraverso la quale costruire uno "spirito democratico" in cui il potere non doveva essere legato ad un'icona. Strano contrappasso, in quanto l'arte astratta prende il via dagli espressionisti tedeschi e dall'estetica anti-figurativa delle scuole di astrazione europee come il Futurismo, il Dadaismo, il Bauhaus e il Cubismo sintetico.
ANCORA SU ARTE E FILOSOFIA OVVERO L'ARTISTA INTELLETTUALE
Si rovescia il paradigma delle Emozioni che l'artista doveva trasmettere, prima ancora di provarle lui stesso. Ora è l'artista che agisce in preda all'ispirazione, noncurante della committenza.
Ovviamente ci saranno continui "riflussi" che porteranno molti "artisti" a produrre per il mercato. Il mercato a sua volta condizionato dalla politica spingerà alcuni artisti a discapito di altri. Ma la centralità dell'artista intellettuale rimarrà da allora in avanti sempre salda.
Non si critica più l'opera il suo significato ma si risale ai significati reconditi che l'Artista in quanto intellettuale voleva esprimere. Tutto diventa simbolico, da un particolare si estrae un universo. Prevale la dialettica sulla logica. Ogni spettatore, cercando di dare la sua interpretazione del pensiero dell'artista, attribuisce dei valori che rispecchiano il proprio vissuto e la propria sensibilità.
In altre parole l'artista è finalmente libero e si libera anche del committente.
Essendo l'arte diventata dialettica e non logica, abbandona la prospettiva e ritorna agli aspetti primordiali all'originalità. Gli artisti devono continuamente inventare e cercare il loro filone, possedere una buona mano conta sempre di meno rispetto all'idea nuova, alla strada mai percorsa prima.
Pochi artisti in passato erano riusciti ad immaginare l'inimmaginabile a creare miti ed illustrarli, in breve ad infrangere le regole, e sempre perché si trovavano in territori ed epoche in cui il controllo politico-religioso era più lasso, si veda l'Olanda cosmopolita e rinascimentale di Hieronymus Bosch
Per gli idealisti l'arte è la filosofia dell'artista, il momento di pura soggettività del sentimento, dell'emozione (Giovanni Gentile). Anche quando è pensata per gli altri o commissionata dagli altri, l'arte deve necessariamente esprimere la soggettività dell'artista.
La religione è al contrario oggettività, non a caso è da essa che prende vita il diritto. Basti pensare ai dieci comandamenti oppure ai dogmi. I sacerdoti, si annullano nel momento in cui officiano il rito che deve ripetersi incorrotto per secoli. Nel momento in cui adatto la religione alle mie esigenze essa non è più religione ma diventa altro, è il mio personale modo di vedere il mondo la mia filosofia, la mia arte.
Lo stesso principio vale per i giudici: essi devono applicare le leggi nello spirito del legislatore, nel momento in cui le adattano facendo gli interessi propri o di un gruppo, fanno politica e non più giustizia, perché perdono oggettività.
Anche ai tempi di Caravaggio, Rubens e Velasquez, esistevano due concezioni diametralmente opposte.
Per alcuni soltanto con una totale presenza a sé stessi e una devastante introspezione si poteva far sublimare l'arte.
Mentre per altri solo attraverso la perdita dei freni inibitori provocati da una lucida follia o da sostanze psicotrope (allora esisteva prevalentemente il vino) si raggiungeva il sublime.
La storia. Interessante notare come anche nel passato fosse presente il problema del definire la vera arte.
Tutto questo viene riassunto nel quadro di Velasquez "gli ubriachi", lì si evidenziano le due tendenze: da una parte c'è il dio Bacco candido e pensoso dall'altra si contrappongono i popolani ubriachi, uno dei quali ha uno sguardo totalmente sincero e diretto da sembrare "fotografato".
Insomma, in ogni epoca l'arte ha rappresentato mode, speranze e paure.
Sarebbe interessante capire perché la rivoluzione informatica e la globalizzazione non siano percepite in modo così dirompente dall'arte contemporanea.
Forse l'effetto ipnotico dell'iperinformazione sta narcotizzando la creatività individuale; forse un giorno i robot riusciranno a reinterpretare la realtà meglio di noi, e gli algoritmi ci restituiranno quelle emozioni che sembrano essere scomparse dai nostri cuori.
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