Anni fa ascoltai un'intervista al Prof. Franco e mi risuonò straordinariamente il parallelismo che lui faceva tra la sicurezza psicologica del piccolo gruppo e la capacità di non temere chi è diverso.
Il professor Franco Fabbro – neuroscienziato, neurolinguista e studioso profondo della mente umana – tocca corde straordinariamente lungimiranti nelle sue tesi. Il suo approccio unisce la rigorosa neurobiologia dello sviluppo a una visione umanistica e filosofica dell'essere umano.
Le sue idee sulla prima infanzia e sulle micro-comunità offrono una chiave di lettura potente per capire come coltivare l'umano in una società complessa.
1. L'educazione precoce (3-4 anni): Preservare la plasticità cerebrale
Fabbro insiste sulla fascia d'età dai 3 ai 4 anni perché coincide con un periodo di massima plasticità cerebrale e con le "finestre critiche" dello sviluppo cognitivo ed emotivo. Introdurre determinati stimoli in questa fase non significa "forzare" il bambino, ma gettare le fondamenta biologiche per un pensiero aperto.
Le Lingue (Plurilinguismo): Da neurolinguista, Fabbro sa bene che il cervello del bambino è strutturato per assorbire i fonemi in modo naturale. Imparare più lingue precocemente non solo sviluppa una maggiore flessibilità cognitiva (il problem solving), ma instilla a livello neurologico l'idea che la propria lingua non è l'unico modo per definire il mondo. È il primo vaccino contro l'etnocentrismo.
La Musica: La musica stimola le aree cerebrali dell'attenzione, della coordinazione e, soprattutto, dell'empatia. Ascoltare e fare musica insieme sintonizza i cervelli dei bambini sulla stessa frequenza emotiva, insegnando l'ascolto dell'altro prima ancora delle parole.
Il Pensiero Critico: Non si tratta di insegnare la logica formale a tre anni, ma di stimolare la meraviglia, il dubbio e la domanda ("Perché?"). Educare al pensiero critico da piccoli significa non abituare il bambino ad accogliere verità dogmatiche calate dall'alto, ma renderlo un esploratore attivo della realtà.
Le Religioni (e la spiritualità): Fabbro distingue spesso la religiosità istituzionale dalla dimensione spirituale e meditativa (ha scritto molto sulla mindfulness e sulla preghiera). Educare i bambini alla pluralità delle religioni e alla conoscenza del sacro significa due cose: da un lato, dare loro gli strumenti per comprendere la storia e l'arte; dall'altro, strutturare una via per esplorare la propria interiorità e il senso del limite, coltivando il rispetto per le credenze altrui.
L'insieme di questi pilastri crea, i presupposti per formare non solo un "cittadino", ma una persona nel senso più pieno e nobile del termine: empatica, aperta, capace di discernimento e interiormente solida.
2. Le Micro-Comunità: Gestire la nostra genetica "tribale"
La seconda tesi di Fabbro che hai citato tocca un punto nevralgico dell'antropologia e della psicologia evoluzionistica: l'uomo è un animale tribale.
Per centinaia di migliaia di anni, la nostra specie si è evoluta in piccoli gruppi (la famosa dimensione di Dunbar, circa 150 individui). Geneticamente siamo programmati per cooperare intensamente con chi percepiamo come "membro del nostro clan" (in-group) e a guardare con diffidenza, paura o ostilità lo straniero (out-group). Fabbro definisce l'uomo "rischioso" o incline al conflitto proprio per questo retaggio biologico.
La sua proposta delle micro-comunità omogenee è brillante perché non nega la nostra natura, ma la asseconda per scopi positivi:
La sicurezza del "clan": In una micro-comunità in cui le persone si conoscono tutte per nome, si crea un forte senso di appartenenza, fiducia reciproca, accudimento e sicurezza psicologica. Il bambino e l'adulto non si sentono atomi isolati nella massa anonima della metropoli.
L'apertura verso l'esterno: Paradosso vuole che solo quando l'essere umano si sente profondamente sicuro all'interno delle proprie radici e del proprio gruppo, sperimenta la serenità necessaria per aprirsi al diverso senza paura. Se la mia identità è salda e protetta dalla mia micro-comunità, l'incontro con l'altro non è più una minaccia di annientamento, ma un'opportunità di scambio e curiosità.
Un'ecologia dell'essere umano
Cosa pensare, dunque, di questa visione? È una proposta di ecologia umana. Fabbro ci ricorda che per salvare la società non servono grandi sistemi ideologici astratti, ma un ritorno alle misure biologiche e psicologiche dell'uomo: la mente aperta del bambino che impara a comunicare in molti modi (musica, lingue, spirito) e la dimensione comunitaria a misura d'uomo, dove la vicinanza fisica ed emotiva neutralizza l'aggressività e genera solidarietà.
È un modello che ridefinisce il concetto di progresso: non un correre cieco verso una globalizzazione che omologa e isola, ma un radicarsi nel piccolo per poter comprendere e abbracciare l'immenso.
Argomento molto interessante perché ricorda quello che dovremmo essere. Uso il condizionale perché purtroppo la società odierna, almeno quella italiana, ha dimenticato che i bambini vanno educati all' ascolto, alla visione e alla tolleranza della diversità, vanno stimolati ma non solo dai nostri "inseparabili" telefonini. Così come gli adulti sono diventati individui, presi solo da sé stessi e dalle proprie esigenze e ricordano l'importanza del clan sempre più spesso in situazioni di violenza. Abbiamo dimenticato l' importanza della comunità preferendo l' individualismo. Articoli come questo dovrebbero essere divulgati a tappeto ma , purtroppo, per rimettere in pista le teorie del professor Fabbro, credo che bisognerebbe premere il pulsante reset sul modus vivendi che abbiamo deciso di adottare. Grazie per averci ricordato quanto potremmo essere migliori
RispondiEliminaLa Politica dovrebbe affidarsi a coscienze superiori come il Prof. Fabbro perché compito della Stato è ridistribuire la ricchezza, difendere il cittadino, ma anche di promuovere il suo sviluppo, partendo dalla "tenerissima" età.
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