Ricordate Otello Celletti?
Un uomo che vedeva nella divisa non tanto un servizio alla cittadinanza, quanto uno scudo spaziale contro la fatica, un moltiplicatore di autorevolezza e, soprattutto, l'agognato riscatto sociale da sbandierare davanti al cognato.
Salire su quella motocicletta d'ordinanza, calzare il polveroso ma fiero stivale e sfrecciare per le strade non era un lavoro: era un’investitura divina.
Il nostro moderno centauro in divisa sembra aver attinto alla stessa identica fonte d’ispirazione. L’episodio dell'accensione dei fuochi – un’iniziativa che definire "fantasiosa" è un generoso eufemismo – brilla della stessa luce di quelle memorabili multe combinate da Sordi nel film: un misto di zelo burocratico totalmente fuori controllo e una sbalorditiva assenza di percezione delle conseguenze.
Il nostro moderno centauro in divisa sembra aver attinto alla stessa identica fonte d’ispirazione. L’episodio dell'accensione dei fuochi – un’iniziativa che definire "fantasiosa" è un generoso eufemismo – brilla della stessa luce di quelle memorabili multe combinate da Sordi nel film: un misto di zelo burocratico totalmente fuori controllo e una sbalorditiva assenza di percezione delle conseguenze.
Dal "Lei non sa chi sono io" al "Ma che ho fatto?"
Il dramma dell'incapace che indossa un'autorità più grande di lui è una costante antropologica nazionale.
Celletti, pur di dimostrare la sua inflessibile integrità (e per rimediare a una precedente figuraccia), arriva a multare nientemeno che il Sindaco, interpretato da Vittorio De Sica, convinto di essere un eroe della legalità, per poi finire stritolato dagli ingranaggi della politica e del buon senso.
Il nostro vigile motociclista contemporaneo, accendendo quei fuochi con la spensieratezza di chi sta preparando un barbecue di Pasquetta anziché gestire l'ordine pubblico, ha dimostrato lo stesso identico candore.
Il nostro vigile motociclista contemporaneo, accendendo quei fuochi con la spensieratezza di chi sta preparando un barbecue di Pasquetta anziché gestire l'ordine pubblico, ha dimostrato lo stesso identico candore.
È l’archetipo del fannullone involontario: colui che lavora pochissimo, ma quando decide di darsi da fare, riesce a produrre danni di proporzioni bibliche. È l’applicazione pratica della legge di Murphy applicata al codice della strada.
Una commedia che non passa mai di moda
Mentre il comando avvierà i suoi prevedibili iter disciplinari e la cittadinanza si interroga su come sia stato possibile un simile corto circuito logico, resta una certezza: l’Italia è un Paese a sovranità cinematografica limitata.
Non abbiamo bisogno di sceneggiatori per le nostre serie TV; ci basta guardare la strada. E se Albertone nazionale fosse ancora tra noi, probabilmente starebbe già prendendo appunti per il sequel, indossando il casco, salendo in sella e sussurrando al regista: «Ammazza che fusto... m'hai fatto proprio un bel servizio!». Con buona pace della sicurezza stradale.
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