mercoledì 25 gennaio 2012

Fiuminata ha la memoria corta


     La mattina dell'11 Dicembre 1952, il signor Carlo Furiasse, segretario comunale di Fiuminata, faceva affiggere all'albo comunale e ai muri del capoluogo un manifesto funebre di questo tenore:

“Ieri sera è deceduto Fanucci Aleandro, primo sindaco di Fiuminata, democraticamente eletto, universalmente stimato ed amato senza distinzione di correnti e di opinioni”.

Certo, in occasione di simili tristi circostanze si spendono parole di alto valore e di profondo significato; ma se queste non sono confortate dai fatti, normalmente cadono nel dimenticatoio.

A dire il vero l'attuale sindaco di Fiuminata, uscito vittoriosamente dalla consultazione elettorale del 6 e 7 Giugno 2009, nella prima seduta del Consiglio comunale, deve essersi fatta un'idea del genere se il suo pensiero è andato al sindaco uscente Claudio Mazzalupi, al sindaco Armando Ottavini, al sindaco Gianfilippo Felicioli (detto Fifì), al sindaco Guerrino Grandoni ed al sindaco Flumini, mentre non ha fatto alcuna menzione del primo sindaco di Fiuminata Aleandro Fanucci (si veda a tal proposito la pagina n. 12 del Nuovo Chienti e Potenza dell'8 Luglio 2009).

  Chissà, per quale motivo! Forse perché il capitano dell'Esercito, Aleandro Fanucci, in congedo illimitato per malattia, ha salvato sei partigiani dalla fucilazione, il martedì di Pasqua 1944, nella piazzetta di Spindoli, dopo aver convinto il tenente Taccari della Milizia, della loro innocenza.
    
  Oppure perché, qualche settimana più tardi, è stato capace di tirare fuori dalle carceri di Perugia, all'indomani della fucilazione per ordine del comando Tedesco, altri tre partigiani, tutti di Spindoli, tra l'altro uno ancora vivente.

  O forse perché, una volta divenuto sindaco di Fiuminata, è stato l'artefice (la guerra era finita da poco) della strada che collega Fiuminata a Nocera Umbra attraverso il passo Cornello. Per chi non lo sapesse tengo a precisare che quella del Cornello è stata l'opera più importante e, per quei tempi, la più imponente di tutta la valle del Potenza, in quanto ha facilitato i collegamenti con l'Umbria e soprattutto con Roma, dove i Marchigiani, in cerca di lavoro, si riversavano in gran numero.

  Non solo, i cantieri della costruenda strada, assieme a quelli del rimboschimento, hanno sfamato le popolazioni dell'intero Comune, che all'epoca contava 4.500 abitanti e 20.000 capi di bestiame. "Memoria fefellit" dicevano gli antichi Romani, ma in questo caso è doveroso rinfrescare la memoria al fine di dare a Cesare quello che è di Cesare.
 Camillo Fanucci

Nuovo Chienti e Potenza del 10 Gennaio 2010




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