La mattina
dell'11 Dicembre 1952, il signor Carlo Furiasse, segretario comunale di
Fiuminata, faceva affiggere all'albo comunale e ai muri del capoluogo un
manifesto funebre di questo tenore:
“Ieri sera è deceduto Fanucci Aleandro,
primo sindaco di Fiuminata, democraticamente eletto, universalmente stimato ed
amato senza distinzione di correnti e di opinioni”.
Certo, in occasione di
simili tristi circostanze si spendono parole di alto valore e di profondo
significato; ma se queste non sono confortate dai fatti, normalmente cadono nel
dimenticatoio.
A dire il vero l'attuale sindaco di Fiuminata, uscito
vittoriosamente dalla consultazione elettorale del 6 e 7 Giugno 2009, nella prima seduta del Consiglio
comunale, deve essersi fatta un'idea del genere se il suo pensiero è andato al
sindaco uscente Claudio Mazzalupi, al sindaco Armando Ottavini, al sindaco
Gianfilippo Felicioli (detto Fifì), al sindaco Guerrino Grandoni ed al sindaco
Flumini, mentre non ha fatto alcuna menzione del primo sindaco di Fiuminata
Aleandro Fanucci (si veda a tal proposito la pagina n. 12 del Nuovo Chienti e
Potenza dell'8 Luglio 2009).
Chissà, per quale motivo! Forse perché il capitano
dell'Esercito, Aleandro Fanucci, in congedo illimitato per malattia, ha salvato
sei partigiani dalla fucilazione, il martedì di Pasqua 1944, nella piazzetta di
Spindoli, dopo aver convinto il tenente Taccari della Milizia, della loro
innocenza.
Oppure perché, qualche settimana più tardi, è stato capace di tirare
fuori dalle carceri di Perugia, all'indomani della fucilazione per ordine del
comando Tedesco, altri tre partigiani, tutti di Spindoli, tra l'altro uno
ancora vivente.
O forse perché, una volta divenuto sindaco di Fiuminata, è
stato l'artefice (la guerra era finita da poco) della strada che collega
Fiuminata a Nocera Umbra attraverso il passo Cornello. Per chi non lo sapesse
tengo a precisare che quella del Cornello è stata l'opera più importante e, per
quei tempi, la più imponente di tutta la valle del Potenza, in quanto ha
facilitato i collegamenti con l'Umbria e soprattutto con Roma, dove i
Marchigiani, in cerca di lavoro, si riversavano in gran numero.
Non solo, i
cantieri della costruenda strada, assieme a quelli del rimboschimento, hanno
sfamato le popolazioni dell'intero Comune, che all'epoca contava 4.500 abitanti
e 20.000 capi di bestiame. "Memoria fefellit" dicevano gli antichi
Romani, ma in questo caso è doveroso rinfrescare la memoria al fine di dare a
Cesare quello che è di Cesare.
Nuovo Chienti e Potenza del 10 Gennaio 2010
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